Sei in affitto e ti chiedono di pagare l’IMU? Ecco cosa dice la legge e quando è illegittimo

Nel contesto della locazione immobiliare in Italia, si presenta di frequente la questione relativa alla legittimità della richiesta da parte del proprietario che l’inquilino versi l’IMU (Imposta Municipale Unica) sull’immobile oggetto del contratto. Comprendere la cornice normativa e le pratiche corrette è essenziale tanto per gli affittuari quanto per coloro che mettono a reddito un bene immobile.

IMU: natura giuridica e soggetto obbligato

L’IMU è una tassa di natura patrimoniale introdotta per gravare sul possesso di immobili, siano essi fabbricati, aree edificabili o terreni agricoli. Secondo la disciplina vigente, il soggetto passivo di questa imposta è in via generale il proprietario dell’immobile o il titolare di un diritto reale di godimento, ad esempio l’usufruttuario, non l’inquilino che occupa l’immobile sulla base di un contratto di locazione ordinario.
Tale principio, netto e chiaro, è ribadito espressamente dalla legge: l’onere fiscale legato all’IMU non ricade sull’affittuario, ma esclusivamente sul proprietario dell’immobile. Rientrano tra i soggetti obbligati anche i titolari di alcuni specifici diritti reali, come quelli di uso, abitazione, enfiteusi e superficie.
Dalla disciplina generale sono esentate le abitazioni principali, salvo che rientrino nelle categorie catastali “di lusso” (A/1, A/8, A/9).

L’illegittimità della richiesta di IMU all’inquilino: principio generale

Se un’inquilino si vede chiedere dal proprietario il pagamento dell’IMU sull’immobile locato, tale richiesta – in assenza di specifiche pattuizioni contrattuali – è totalmente illegittima. La normativa tutela esplicitamente gli affittuari, i quali non devono sostenere questo tipo di onere fiscale. Anche qualora si pattuisca informalmente il contrario, la legge prevale sulle disposizioni non conformi all’ordinamento.
Le uniche imposte che l’inquilino è tenuto a versare sono quelle relative alla propria posizione reddituale o collegate al consumo dei servizi (es. TARI per la raccolta rifiuti, le utenze), ma non l’IMU, che resta a carico esclusivo del proprietario.
Se la richiesta del versamento dell’IMU è inserita come condizione obbligatoria e non concordata esplicitamente tra le parti in sede di stipula del contratto, questa clausola può essere contestata come nulla. La giurisprudenza ha spesso confermato l’illegittimità di tali pretese quando riversate sugli affittuari senza una base pattizia trasparente e consapevole.

Clausole contrattuali: quando può essere pattuito il pagamento dell’IMU

Un aspetto importante e spesso fonte di equivoco riguarda la possibilità di inserire nel contratto di locazione una clausola che demandi all’inquilino l’obbligo di pagare l’IMU. Secondo gli orientamenti giurisprudenziali e la prassi, tale clausola, se liberamente sottoscritta, può essere valida: non è di per sé “illegittima” perché in diritto privato trova applicazione il principio dell’autonomia negoziale. Significa che le parti possono attribuire uno specifico obbligo al conduttore, purché la pattuizione sia chiara e non contrasti con norme imperative.
Tuttavia, la legittimità di tale clausola rimane subordinata alla sua accettazione consapevole da parte dell’inquilino:

  • Deve essere inserita in modo espresso e non ambiguo all’interno del contratto.
  • Non deve costituire una mera imposizione unilaterale del locatore.
  • L’inquilino deve essere libero di prestare o meno il proprio consenso, nella piena consapevolezza dell’obbligazione assunta.

Tale tipo di accordo rimane tuttavia non frequente e, se presente, dovrebbe essere oggetto di attenta valutazione da parte del conduttore prima della firma.

Come agire in caso di richiesta indebita: tutela dell’inquilino

Se il proprietario richiede il pagamento dell’IMU senza che ciò sia stato pattuito in modo esplicito nel contratto, l’inquilino può rifiutare legittimamente di adempiere a tale richiesta. Un eventuale sollecito irragionevole o la trattenuta di somme a tale titolo può essere contestata anche ricorrendo a un legale o rivolgendosi alle associazioni di tutela dei consumatori.
Nel caso in cui l’obbligo sia stato inserito in una credenziale contrattuale e accettato consapevolmente dall’inquilino, quest’ultimo si troverà invece vincolato civilmente e sarà chiamato a rispettare quanto sottoscritto.
È importante ricordare che, in caso di conflitto, le controversie possono essere oggetto di esame presso la competente Commissione Tributaria o nei tribunali ordinari, che valuteranno la validità della clausola e la buona fede delle parti.

Un ulteriore profilo riguarda le esenzioni e agevolazioni previste dalla legge, ad esempio quando l’immobile dato in locazione costituisce l’unica abitazione principale del proprietario o dell’inquilino, purché non rientri nelle categorie di lusso sopra citate. In questi casi, l’IMU sulla prima casa non si applica e nessuna somma può essere richiesta né a inquilino né a proprietario. Nei casi di immobili occupati illegittimamente, il proprietario può ottenere l’esonero solo previa denuncia dell’occupazione alle autorità competenti.

La sentenza della Cassazione e la prassi amministrativa

Numerose sentenze hanno affermato chiaramente la responsabilità esclusiva del proprietario nel pagamento dell’IMU, salvo diversa pattuizione contrattuale. Recenti decisioni della Corte di Cassazione hanno inoltre confermato che le clausole che attribuiscono l’onere al conduttore, se sono frutto di accordo esplicito, possono essere valutate caso per caso relativamente alla loro validità civile, anche se sul piano fiscale resta il proprietario il soggetto d’imposta formale di riferimento per il Comune.

In sintesi, la regola generale è che la richiesta di pagamento dell’IMU da parte dell’inquilino è illecita e contestabile, a meno che non sia stata volontariamente e approfonditamente concordata in forma scritta nel contratto di locazione. È sempre raccomandabile, quando si stipula un contratto di affitto, leggere attentamente ogni clausola e, in caso di dubbi, rivolgersi a un professionista del settore o alle associazioni di categoria per tutelare i propri diritti.

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